{"id":34700,"date":"2023-12-18T13:40:49","date_gmt":"2023-12-18T12:40:49","guid":{"rendered":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/?post_type=article&#038;p=34700"},"modified":"2024-09-06T16:42:44","modified_gmt":"2024-09-06T14:42:44","slug":"dati-mancanti-anime-mancanti-in-italia","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/article\/dati-mancanti-anime-mancanti-in-italia\/","title":{"rendered":"Dati mancanti, anime mancanti in Italia"},"content":{"rendered":"\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>Questo articolo fa parte della serie <\/strong><\/em><strong><a href=\"https:\/\/unbiasthenews.org\/border-graves-investigation\/\">&#8220;1000 vite, 0 nomi: Indagine sulle tombe di confine, come l&#8217;UE sta fallendo gli ultimi diritti dei migranti&#8221;<\/a><\/strong><\/h5>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Prima dello scoppio della guerra civile siriana, Refaat Hazima faceva il barbiere a Damasco. Anche suo padre, suo nonno e il suo bisnonno erano stati barbieri. Grazie alla sua maestria, al suo talento e alla reputazione costruita nel corso di quattro generazioni, Refaat era un uomo ricco. Insieme alla moglie, medico del servizio nazionale, poteva permettersi di far studiare i suoi tre figli invece di mandarli a lavorare in giovane et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p> &#8220;Erano sempre i primi della classe&#8221;, ricorda con voce nostalgica mentre siede da solo in un ristorante sul mare di Lampedusa, una piccola isola siciliana a met\u00e0 strada tra Malta e la costa orientale della Tunisia. Le coste rocciose lungo le quali ora gusta lentamente le melanzane servite con il tonno fresco sono state teatro dell&#8217;episodio pi\u00f9 traumatico della sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p> &#8220;Il presidente Bashar al-Assad aveva accentrato tutto il potere nelle sue mani, e la nostra vita quotidiana in Siria era diventata complicata&#8221;&nbsp;Refaat \u00e8 stato anche temporaneamente imprigionato per motivi politici. Ma il punto di non ritorno per lui e sua moglie \u00e8 stato lo scoppio della guerra civile nel 2011. \u00c8 diventato chiaro che non solo il futuro educativo dei loro figli era in pericolo, ma persino la sopravvivenza dell&#8217;intera famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec decisero di partire.<\/p>\n\n\n\n<p>La coppia pag\u00f2 ai contrabbandieri pi\u00f9 di cinquantamila dollari per tentare di raggiungere la Germania, dove i figli avrebbero potuto continuare la loro istruzione. Ma tra respingimenti, ostacoli ed esitazioni che hanno costretto la famiglia a tappe di mesi in diversi Paesi,&nbsp;Refaat e la sua famiglia hanno dovuto aspettare fino al 2013 per poter finalmente salpare verso le coste europee di Lampedusa.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"574\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa-1536x861-1-1024x574.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19419\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa-1536x861-1-1024x574.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa-1536x861-1-360x202.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa-1536x861-1-768x431.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa-1536x861-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Lampedusa, Italia. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nonostante fosse autunno, quella notte il mare era calmo. Le preoccupazioni iniziali legate alle condizioni del mare e alla barca di legno troppo carica di esseri umani si dissolsero. Nell&#8217;oscurit\u00e0 del mare notturno, si intravedevano le coste e le luci tremolanti dei lampioni e dei ristoranti. Ma all&#8217;improvviso la barca su cui viaggiavano si rovesci\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>&#8220;Tutti urlavano mentre finivamo in mare&#8221;, ricorda Rafaat. &#8220;Ho afferrato uno dei miei figli, mia moglie ha preso un altro bambino. Ma nel frastuono e nelle urla del naufragio notturno, due dei miei figli sono scomparsi&#8221;.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La coppia \u00e8 stata salvata dalle autorit\u00e0 italiane e portata sulla terraferma insieme a uno dei figli. Gli altri due, invece, sono scomparsi. &#8220;Uno di loro mi ha detto&nbsp;<em>Pap\u00e0, dammi un bacio sulla fronte<\/em>, e poi non l&#8217;ho pi\u00f9 visto&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2013 a oggi, Refaat ha cercato ovunque i loro figli. Per 10 anni ha viaggiato, chiesto e cercato. \u00c8 persino apparso in TV con la speranza di poterli riunire un giorno. Ma ancora oggi non sa se i suoi figli si sono salvati o se sono due delle 268 vittime del naufragio dell&#8217;11 ottobre 2013, uno dei peggiori disastri del Mediterraneo degli ultimi tre decenni.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"595\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-1536x892-1-1024x595.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19447\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-1536x892-1-1024x595.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-1536x892-1-360x209.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-1536x892-1-768x446.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-1536x892-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Hazima \u00e8 tornato a Lampedusa per commemorare il decennale del naufragio e della scomparsa dei suoi figli. Foto: Tina Xu<br><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"574\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-phone-1536x861-1-1024x574.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19468\" style=\"width:840px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-phone-1536x861-1-1024x574.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-phone-1536x861-1-360x202.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-phone-1536x861-1-768x431.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Refaat-phone-1536x861-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Hazima mostra la foto del figlio sul suo telefono. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Numeri incerti e parziali<\/strong><\/h4>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"591\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-4-1536x886-1-1024x591.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19490\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-4-1536x886-1-1024x591.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-4-1536x886-1-360x208.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-4-1536x886-1-768x443.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-4-1536x886-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Le famiglie delle vittime del naufragio del 2013 onorano i loro cari gettando fiori in mare in una solenne commemorazione. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Per oltre due decenni, l&#8217;Italia \u00e8 stata una delle principali porte d&#8217;ingresso per i migranti che volevano raggiungere l&#8217;Unione europea. Dal 2000 sono morte tra le trenta e le quarantamila persone nel tentativo di raggiungere l&#8217;Italia. Ma nonostante questa posizione strategica, le autorit\u00e0 non hanno mai creato un registro completo per censire i morti riportati dal mare, e quindi le fonti sono confuse e approssimative.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, la cifra dei corpi ritrovati \u00e8 solo una percentuale delle persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare l&#8217;Europa. Infatti, raramente i corpi di coloro che muoiono in mare vengono recuperati. Quando ci\u00f2 accade, ancora pi\u00f9 raramente vengono identificati dalle autorit\u00e0 italiane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Uno studio condotto dal Comitato internazionale della Croce Rossa ha cercato di mappare le tombe anonime dei migranti in vari Paesi europei e di contare il numero di morti recuperate in mare. Secondo il rapporto, tra il 2014 e il 2019 sono stati ritrovati in Italia 964 corpi di persone &#8211; presunti migranti &#8211; di cui solo il 27% \u00e8 stato identificato. Nella maggior parte dei casi analizzati, l&#8217;identificazione \u00e8 avvenuta attraverso l&#8217;immediato riconoscimento visivo da parte dei compagni di viaggio, mentre chi viaggiava senza amici o parenti \u00e8 rimasto quasi sempre anonimo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>In generale, il 73% dei corpi recuperati in Italia tra il 2014 e il 2019 rimane sconosciuto.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un test del DNA per tutti<\/h4>\n\n\n\n<p>&nbsp; &#8220;La stragrande maggioranza dei corpi finisce in fondo al mare e non viene mai recuperata, diventando cibo per pesci&#8221;, spiega Tareke Bhrane, fondatore del&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.comitatotreottobre.it\/\">Comitato 3 Ottobre<\/a>, una ONG nata per tutelare i diritti di chi muore cercando di raggiungere l&#8217;Europa. &#8220;Il Comitato \u00e8 nato all&#8217;indomani dei due disastrosi naufragi del 3 e dell&#8217;11 ottobre 2013 per far capire all&#8217;Italia che anche chi muore ha una dignit\u00e0 e che rispettarla \u00e8 importante non solo per chi muore, ma anche per chi sopravvive&#8221;, racconta Bhrane.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"574\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Sciacca_Tareke-2-1536x861-2-1024x574.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19547\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Sciacca_Tareke-2-1536x861-2-1024x574.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Sciacca_Tareke-2-1536x861-2-360x202.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Sciacca_Tareke-2-1536x861-2-768x431.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Sciacca_Tareke-2-1536x861-2.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Tareke Brhane, presidente della ONG italiana Comitato 3 Ottobre, \u00e8 spesso il primo punto di contatto per le famiglie del naufragio del 3 ottobre 2013 che cercano di identificare i resti dei loro cari. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il 3 ottobre 2023, il Comitato ha organizzato un grande evento sull&#8217;isola di Lampedusa per commemorare il 10\u00b0 anniversario del naufragio. Decine di famiglie di persone morte o scomparse si sono riunite sull&#8217;isola, provenienti da molti Paesi europei e del Medio Oriente.\n\n\n\n<p>Sull&#8217;isola erano presenti anche genetisti forensi del Labanof, un importante laboratorio di medicina legale dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano che da decenni collabora con procure e forze dell&#8217;ordine per risolvere casi e identificare corpi senza nome. I parenti delle persone scomparse hanno cos\u00ec potuto sottoporsi gratuitamente al test del DNA per saperne di pi\u00f9 sui loro cari.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle principali attivit\u00e0 del comitato negli ultimi anni \u00e8 stata quella di fare pressione sui comuni siciliani per una migliore gestione delle tombe anonime. Anche grazie alla ONG, oggi quasi tutte le province siciliane ospitano nei loro cimiteri alcune vittime dell&#8217;emigrazione, spesso anonime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p> &#8220;Tra i punti essenziali della nostra missione&#8221;, spiega Bhrane, &#8220;c&#8217;\u00e8 la creazione di una banca dati europea del DNA per il riconoscimento delle vittime, in modo che chiunque voglia possa sottoporsi a un test del DNA in qualsiasi parte d&#8217;Europa e scoprire se una persona cara ha perso la vita nel tentativo di arrivare qui&#8221;&nbsp;&nbsp;<\/p>.\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Responsabile e fiducioso<\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-peertube wp-block-embed-peertube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" title=\"&quot;I have a lot of questions for the sea&quot; : Border Graves Investigation\" width=\"500\" height=\"315\" src=\"https:\/\/displayeurope.video\/videos\/embed\/dd663b2b-4160-4c59-b5be-cf8ff5b60d84#?secret=7cCe95ksuZ\" data-secret=\"7cCe95ksuZ\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n<\/div><\/figura>\n\n\n\n<p> Mentre Refaat non si \u00e8 ancora rassegnato all&#8217;idea che i suoi figli possano essere morti in mare, altri parenti sono diventati pi\u00f9 consapevoli e vorrebbero sapere dove l&#8217;Italia ha seppellito i loro cari. Ma questo \u00e8 spesso impossibile perch\u00e9 le tombe sono anonime e mancano i registri nazionali da consultare per ritrovare i propri cari.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il caso di Asmeret Amanuel e Desbele Asfaha, due cittadini eritrei che sono rispettivamente il nipote e il fratello di una delle persone a bordo dell&#8217;imbarcazione che si \u00e8 rovesciata nel 2013.\n\n\n\n<p>&#8220;Abbiamo saputo dalla radio che la barca su cui viaggiava era affondata. Non abbiamo pi\u00f9 avuto sue notizie&#8221;, racconta Asmeret. I due hanno viaggiato fino a Lampedusa per sottoporsi al test del DNA, sperando di abbinare per la prima volta il nome del loro caro a una delle tante sigle apparse sulle tombe anonime dei migranti e di scoprire dove riposa.<\/p>\n\n\n\n<p> &#8220;Ricordo che da bambini giocavamo insieme&#8221;, dice Desbele. &#8220;E invece oggi non so nemmeno dove piangerlo. Eppure basterebbe cos\u00ec poco&#8221;. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"585\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-3-Desbele-and-Asmeret-1536x877-1-1024x585.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19573\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-3-Desbele-and-Asmeret-1536x877-1-1024x585.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-3-Desbele-and-Asmeret-1536x877-1-360x206.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-3-Desbele-and-Asmeret-1536x877-1-768x439.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Flower-ceremony-3-Desbele-and-Asmeret-1536x877-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Desbele Asfaha, 24 anni, sta fornendo il DNA nella speranza di identificare i resti dei suoi fratelli maggiori, Tumzgi e Teklit, scomparsi nel naufragio del 3 ottobre 2013 in cui morirono 368 persone e ne sopravvissero solo 155. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un fallimento organizzativo<\/h4>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"573\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Graves-4-1536x860-1-1024x573.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19597\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Graves-4-1536x860-1-1024x573.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Graves-4-1536x860-1-360x202.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Graves-4-1536x860-1-768x430.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Graves-4-1536x860-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Tombe non identificate a Lampedusa, Italia. Foto: Tina Xu<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Molti cimiteri italiani conservano tombe anonime di persone morte durante la migrazione, soprattutto al Sud. \u00c8 difficile mapparli tutti e fornire un numero esatto, cos\u00ec come \u00e8 quasi impossibile quantificare il numero di tombe anonime. Anche in questo caso, non esiste un database centralizzato e nazionale, e anche a livello comunale le informazioni sono scarse e parziali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>Ma grazie a un progetto di indagine internazionale chiamato &#8220;The Border Graves Investigation&#8221; e promosso da IJ4EU e Journalism Fund di cui Unbias the News \u00e8 uno dei partner, \u00e8 ora possibile fare luce su quella che assomiglia a una grande fossa comune europea.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dal lato italiano dell&#8217;indagine, emergono grandi lacune da parte dell&#8217;Italia nella costruzione di un archivio cimiteriale nazionale. Secondo il protocollo, i dati sulle tombe anonime dovrebbero essere inviati ogni tre mesi dai singoli cimiteri e risalire una lunga catena burocratica fino a raggiungere la scrivania del Commissario speciale del governo per le persone scomparse, un ufficio creato dal governo italiano nel 2007 proprio per creare un&#8217;unica banca dati nazionale.\n\n\n\n<p>Fonti del Commissario straordinario hanno per\u00f2 riferito al team di Border Graves Investigation&nbsp;che i cadaveri non identificati non sono di loro competenza perch\u00e9 nei casi in cui si ipotizza un reato (ad esempio l&#8217;immigrazione clandestina) la competenza passa al magistrato locale. La fonte ha quindi confermato che nessun ufficio raccoglie sistematicamente questi dati e che le cifre sono sparse nelle singole procure.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, le tracce documentali delle tombe anonime dei migranti spesso si perdono gi\u00e0 nei registri dei cimiteri stessi o nei registri comunali, cio\u00e8 al primo passo della catena. Ad Agrigento, ad esempio, \u00e8 possibile visitare le tombe di uomini e donne morti in mare contrassegnate da numeri, ma nei registri cartacei consultati dal nostro team di giornalisti non ce n&#8217;\u00e8 traccia.\n\n\n\n<p>Eppure i registri sono depositati a pochi metri dalle tombe stesse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Sciacca, in provincia di Agrigento, l&#8217;amministrazione comunale ha spostato alcune tombe anonime di migranti all&#8217;interno di una fossa comune per fare spazio a nuove sepolture. Tuttavia, non ha seguito le norme prescritte e non ha avvisato i parenti delle poche vittime che erano state identificate e i cui nomi erano riportati sulla tomba. La questione \u00e8 stata scoperta quando una donna si \u00e8 recata al cimitero per pregare sulla tomba della sorella e non l&#8217;ha trovata al suo solito posto.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri casi, tombe anonime sono state spostate da un cimitero all&#8217;altro per necessit\u00e0 di spazio, ma senza avvertire la popolazione.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;intoppo burocratico<\/h4>\n\n\n\n<p> Scoprire il destino di una persona cara \u00e8 cos\u00ec complicato per diversi motivi. Innanzitutto, l&#8217;identificazione del corpo, che le autorit\u00e0 italiane non considerano generalmente una priorit\u00e0. Poi c&#8217;\u00e8 la difficolt\u00e0 del riconoscimento stesso, soprattutto quando i parenti sono all&#8217;estero o hanno difficolt\u00e0 a contattare le autorit\u00e0 italiane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, c&#8217;\u00e8 il problema della tracciabilit\u00e0 dei corpi, che spesso rimangono sui fondali e, nei pochi casi in cui vengono ritrovati,&nbsp;entrano in una macchina burocratica in cui \u00e8 arduo recuperarne le tracce. Lo ha spiegato al nostro team investigativo la ricercatrice e antropologa Giorgia Mirto: &#8220;I cadaveri dovrebbero essere registrati nell&#8217;ufficio di stato civile in cui il corpo viene ritrovato. Ma poi spesso il corpo viene spostato all&#8217;interno dello stesso cimitero, da un cimitero all&#8217;altro o da un comune all&#8217;altro, e quindi c&#8217;\u00e8 una documentazione che viaggia insieme al corpo. Spostamenti che sono difficili da tracciare&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<p> &#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge Mirto, &#8220;ad aumentare le difficolt\u00e0 \u00e8 l&#8217;assenza di procedure unificate&#8221;. &#8220;Con il progetto&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.borderdeaths.org\/\">Costo umano del controllo delle frontiere&nbsp;<\/a>, abbiamo visto che l&#8217;unico modo per contare queste persone e le loro tombe \u00e8 quello di fare una ricerca a tappeto in tutti i comuni, in tutti gli uffici cimiteriali, in tutti gli uffici dell&#8217;anagrafe e in tutti i cimiteri, aggiungendo eventualmente anche le imprese di pompe funebri.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 quindi un problema di centralizzazione e trasparenza dei dati che spesso \u00e8 anche legato agli ingenti tagli di austerit\u00e0 che hanno costretto i comuni a lavorare con poco personale. Emblematico \u00e8 il caso dell&#8217;Ufficio del Commissario per le persone scomparse, che avrebbe il compito di compilare un elenco dei corpi non identificati ritrovati sul territorio italiano, ma che \u00e8 rimasto senza portafoglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>&#8220;Come dice l&#8217;antropologo Didier Fassin&#8221;, conclude il ricercatore, &#8220;i dati mancanti non sono il risultato di una disattenzione ma sono una scelta amministrativa e politica. Bisognerebbe capire quanto questa scelta sia consapevole e quanto sia il risultato del disinteresse per il buon lavoro degli archivi comunali (una risorsa essenziale per la memoria storica e per la pace delle famiglie delle vittime) o per la comprensione del costo delle frontiere in termini di vite umane.&#8221;<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Responsabilit\u00e0 UE<\/h4>\n\n\n\n<p>La scienziata forense Cristina Cattaneo &#8211; docente presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano e direttrice del laboratorio forense Labanof &#8211; ha spiegato al nostro team che, dal punto di vista forense, la procedura pi\u00f9 importante per l&#8217;identificazione di un cadavere \u00e8 la raccolta di informazioni medico legali sia post-mortem (dai tatuaggi al DNA, attraverso ispezioni cadaveriche e autopsie) sia antemortem, cio\u00e8 quelle che provengono dai familiari della persona scomparsa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p> Tuttavia, in molti Paesi, tra cui l&#8217;Italia, nessuna legge rende obbligatoria questa procedura. Nel caso di persone morte durante la migrazione, ci\u00f2 avviene solo in casi eclatanti, come i grandi naufragi che fanno notizia. &#8220;Questi casi hanno dimostrato che uno sforzo ampio e diffuso per identificare i corpi di coloro che muoiono in mare \u00e8 possibile&#8221;, afferma Cattaneo. &#8220;Tuttavia, la maggior parte delle persone perde la vita in naufragi molto piccoli che non fanno troppo notizia. E poich\u00e9 non esiste un protocollo che renda sistematica la raccolta dei dati, molti familiari rimangono nel dubbio se i loro cari siano vivi o morti&#8221;.\n\n\n\n<p>Tutto questo accade nonostante i grandi sforzi compiuti negli anni dal Commissario straordinario del governo per le persone scomparse che, pur essendo l&#8217;unica istituzione nazionale di questo tipo a livello europeo, deve gestire un&#8217;enorme quantit\u00e0 di dati provenienti da tutti i comuni italiani. Dati che spesso sono disorganizzati, comunicati in ritardo e raccolti senza rispettare procedure comuni e rigorose.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo Cattaneo \u00e8 tra i firmatari di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/commenti\/2023\/09\/02\/news\/migranti_identificare_morti_senza_nome_diritto_europeo-413061371\/\">un appello&nbsp;<\/a>che chiede l&#8217;emanazione di una legge europea che obblighi una volta per tutte gli Stati membri a identificare i corpi dei migranti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>&#8220;Eppure una soluzione europea esisterebbe e da un punto di vista tecnico \u00e8 gi\u00e0 fattibile&#8221;, aggiunge Cattaneo. Si tratta di sistemi di scambio di dati come l&#8217;Interpol, che a livello europeo gi\u00e0 raccoglie, organizza e pu\u00f2 condividere informazioni e organicamente ai Paesi membri.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figura>\n\n\n\n<p> &#8220;Basterebbe ampliare l&#8217;analisi per includere i migranti scomparsi e rendere cos\u00ec possibile la loro ricerca e identificazione su scala europea. Ma questo non viene fatto per mancanza di volont\u00e0 politica da parte di Bruxelles&#8221;, conclude Cattaneo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">&#8220;L&#8217;arte della pazienza&#8221;<\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-peertube wp-block-embed-peertube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" title=\"\u201cThere was enough time to save everyone\u201d: Border Graves Investigation\" width=\"500\" height=\"315\" src=\"https:\/\/displayeurope.video\/videos\/embed\/fc4e85af-aa88-43c4-ac3c-febbab3e9551#?secret=agT29f7vzd\" data-secret=\"agT29f7vzd\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n<\/div><\/figura>\n\n\n\n<p>Identificare i corpi delle persone che perdono la vita venendo in Europa \u00e8 una questione importante a diversi livelli.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, il diritto internazionale umanitario tutela il diritto all&#8217;identit\u00e0 sia per chi \u00e8 vivo sia per chi \u00e8 morto. Ma l&#8217;identificazione \u00e8 una questione essenziale anche per chi \u00e8 ancora vivo. Infatti, senza un certificato di morte, \u00e8 quasi impossibile per un coniuge risposarsi o accedere alla pensione di reversibilit\u00e0, cos\u00ec come \u00e8 impossibile per un parente minorenne lasciare il proprio Paese con un adulto senza incappare in un blocco da parte delle autorit\u00e0, che non possono escludere la possibilit\u00e0 di un rapimento di minori.\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>C&#8217;\u00e8 poi la questione del lutto sospeso, cio\u00e8 la condizione di chi non sa se cercare una persona cara o piangerne la morte.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il caso di Asmeret e Desbele, ma anche di molti parenti intervistati dal nostro team.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sabah e Ahmed, ad esempio, sono una coppia siriana. Uno dei loro figli \u00e8 scomparso nel 2013 dopo un naufragio in acque italiane. Per 10 anni, Ahmed ha ripercorso la stessa rotta terrestre e marittima seguita dal figlio, nella speranza di ritrovarne il corpo o almeno di ottenere maggiori informazioni. Ma gli sforzi sono stati vani e ancora oggi la famiglia non sa che fine abbia fatto.\n\n\n\n<p> &#8220;I suoi figli sono ancora con noi e spesso ci chiedono: &#8216;<em>dove \u00e8 pap\u00e0? Dov&#8217;\u00e8 pap\u00e0?&#8221;, ma senza una tomba e un corpo, non sappiamo ancora cosa rispondere&#8221;.\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"565\" src=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Ahmed-and-Sabah-1536x848-1-1024x565.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19621\" srcset=\"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Ahmed-and-Sabah-1536x848-1-1024x565.jpg 1024w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Ahmed-and-Sabah-1536x848-1-360x199.jpg 360w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Ahmed-and-Sabah-1536x848-1-768x424.jpg 768w, https:\/\/archive.displayeurope.eu\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Italy_Lampedusa_Anniversary-Ahmed-and-Sabah-1536x848-1.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Ahmed e Sabah Al-Joury commemorano i dieci anni dalla scomparsa del figlio Abdulqader Al-Joury nel naufragio dell&#8217;11 ottobre 2013 a Lampedusa. Foto: Tina Xu<br><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Entrambi Sabah e Ahmed sono molto religiosi e oggi si affidano ad Allah per trovare il conforto che non hanno trovato nel lavoro delle istituzioni. &#8220;Il pi\u00f9 grande dono di Allah&#8221;, raccontano, &#8220;\u00e8 stata la pazienza con cui poter andare avanti di fronte a un dolore cos\u00ec innaturale per un genitore&#8221;.\n\n\n\n<p> Una lezione simile \u00e8 stata appresa da Refaat, che come Ahmed e Sabah ha vissuto nell&#8217;ignoranza per dieci anni. Oggi ha aperto un negozio di barbiere ad Amburgo e ha realizzato il suo sogno di far studiare il figlio sopravvissuto in Germania.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>&#8220;Sono dieci anni che cerco i miei figli e Allah sa che li cercher\u00f2 fino alla fine dei miei giorni, se dovessi trovare i loro corpi morti o se dovessi trovarli vivi chiss\u00e0 dove nel mondo. Ma voglio morire sapendo di aver fatto tutto il possibile per trovarli&#8221;. <\/em><\/p><cite>Refaat Hazima<\/cite><\/blockquote><\/figure>.\n\n\n\n<p>A volte la sua voce trema. &#8220;Spesso parlo con loro nel sonno, sento che sono ancora vivi. Ma anche se dovessi scoprire che sono morti, in tutti questi anni avrei comunque imparato a gestire la frustrazione e il dolore, a convivere con il vuoto. E soprattutto&#8221;, conclude, &#8220;avrei imparato l&#8217;arte della pazienza&#8221;.\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><em>Scritto da <strong>Gabriele Cruciata<\/strong> \/ A cura di <strong>Tina Lee<\/strong><\/em> \/ <em>Illustrazioni di <strong>Antoine Bouraly<\/strong> \/ Foto di <strong>Tina Xu<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Chiarimenti sull&#8217;autrice:<\/h5>\n\n\n\n<p><strong>Gabriele Cruciata<\/strong>&nbsp;\u00e8 un giornalista pluripremiato con base a Roma, specializzato in podcast e giornalismo d&#8217;inchiesta e narrativo. Lavora anche come fixer, produttore, consulente giornalistico e formatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come il sistema fallimentare dell&#8217;Italia renda quasi impossibile per le famiglie identificare i loro parenti deceduti mentre raggiungevano l&#8217;UE.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":19408,"parent":0,"template":"","tags":[],"displeu_category":[],"class_list":["post-34700","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/34700","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19408"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34700"},{"taxonomy":"displeu_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archive.displayeurope.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/displeu_category?post=34700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}